Routine
- Pier Domenico
- Mar 21, 2020
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Perché la vita in comune in un ambiente ristretto funzioni, ci vogliono regole. Le nostre, di casa, le abbiamo attaccate sul frigo. Colazione prima delle 8,30, poi due ore di scuola, con uno di noi che a turno fa il maestro e l'altro che lavora. Segue un'ora d'aria, nel piccolo giardino che circonda la casa. Di solito, con la palla: si gioca a Pig in The middle, il maialino in mezzo, che è come in Italia chiamiamo il torello.

Si cucina il pranzo, si sparecchia, un'ora di tempo libero nel pomeriggio, poi attività comuni, un gioco da tavolo, una volta a settimana la lezione di computing con la piccolina (che si tramuta quasi sempre in giocare a Gris o a Bring You Home). La televisione è concessa per un'ora. Si esce alle quattro, tempo permettendo, oppure si fanno dieci volte su e giù i gradini di casa (sono 47) per tenersi allenati. Ci si lava, cena e poi a dormire alle otto. Eseguire il programma in modo rigido è fondamentale, e il programma stesso diventa prezioso, rispettato, formidabile. Si sta espandendo: non solo più pranzo e cena, ma un abbozzo di menu settimanale, di indicazione per chi di noi farà il cuoco. Di solito, sono io. Poi, per la sera della tv, un elenco di film da guardare, e già con il loro ordine. Il sabato, pulizia generale della casa. Abbiamo detto alla signora che veniva tre volte a settimana di stare a casa, la paghiamo comunque. La domenica pomeriggio, la console: si può giocare a Tower Fall Ascension o Red Heat Redemption, e pazienza se è vietato a 18 anni. Anche quello che c'è fuori di qui dovrebbe esserlo, ma non lo è. Il motivo di tenersi occupati è tenersi occupati. Sapere quali sono le cose da fare leva i pensieri e ne coltiva altri. Sapere che domani succederanno le stesse cose di oggi aiuta a far passare il tempo più velocemente. Come scive Trenton, in Ragazzo Divora Universo il segreto del tempo è che è soggettivo. Lo puoi battere. Te lo puoi mangiare. Nel tempo passato a sistemare casa abbiamo scoperto cavi e aggeggi elettronici che non sapevamo nemmeno di aver acquistato. Decine di cacciaviti inutili. Lampadine, pile, libri doppi: intere schiere di oggetti che si sono accumulati senza apparente motivo. Non ci servono tutte queste cose. Ci servirebbe solo conoscere meglio quelle che ci sono già. Sulla Endurance, tutto era contato, tutto era necessario. Le uniche sorprese erano i pochi Pinguini Imperatore o le Foche che salivano sulla banchisa di tanto in tanto, curiose, facendo latrare i cani. La routine ancora più stringente: colazione alle nove, il pranzo all’una, il tè alle quattro e la cena alle sei. Poi, si andava a dormire: Wild, Marston, Crean e Worsley nel quadrato degli ufficiali. Shackleton, da solo, a poppa. In meno di dieci giorni, tutti si erano abituati.
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