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Patience Camp

  • Writer: Pier Domenico
    Pier Domenico
  • Mar 16, 2020
  • 3 min read

Updated: Mar 17, 2020

E così aspettiamo, chiusi qui, in questo paesino in Inghilterra, in un'abitazione con i pavimenti di legno che, sul libro della storia della strada si dice sia stata costruta nel 1881, lo stesso di certi romanzi di H.G.Wells

Come in quei romanzi, la realtà quotidiana sta diventando più strana, favolosa, tanto che, ricordandomi del mio primo lavoro da giornalista, credo di doverla documentare. Oggi abbiamo fatto il nostro primo giorno di scuola a casa (e ho scoperto che la bimba piccola scrive il 2, il 3 e il 4 rovesciati): non so quanti altri ne seguiranno. Ci siamo chiusi dentro alla nostra astronave vittoriana, con i camini alti e severi, e 47 gradini dal piano più interrato fino a quello in cui dorme la bambina più grande, dentro il gomito del tetto. Ci siamo ribellati all'idea di diventare, anche noi, le pecore dell’immunità di gregge di questa isola abitata da persone fredde. Non so ancora cosa scriverò, anche se prima di queste righe mi sono fatto molti appunti, che poi però non ho seguito, come quasi sempre faccio quando mi preparo per un romanzo di cui ho solo l’attacco, e forse il titolo. La vita, la nostra, quella che vedo dalla finestra, oltre la siepe del giardino, questo c’è nei miei appunti. Ma non so a chi potrebbe mai interessare. Non sarà divertente, non sarà niente di che, ma questa è una cosa a cui sono abituato. Ho imparato fin da piccolo che le grandi imprese sono fatte al novanta per cento di noia, per il nove da altrettanta fortuna e nella rimanente parte di pura genialità. E di tutte le imprese una non mi sono mai dimenticato, ed è quella del Capitano Shackleton, di cui ho lessi - di lui e della Endurance - ben prima di venire a vivere sulla questa piccola isola orgogliosa, in quei mille libri polverosi della biblioteca di famiglia, un libro che, fossi ancora là, in Italia, andrei subito a cercare per citarlo con precisione. Ricordo solo come si fa con i libri, dove trovarlo o, meglio, dove si trovava: nel terzo scaffale alto del portico, appena dopo l’Enciclopedia del Teatro, schiacciato da un enorme libro fotografico sulle esplorazioni del Duca degli Abruzzi. E’ nero, con la copertina sbiadita, le pagine di velina, le illustrazioni a china. Mi immagino che sia ancora là. Confido e ho speranza che sia ancora là dopo trent’anni, perché è esattamente lì che andrò a cercarlo, se e quando torneremo giù. Se non sai niente di Shackleton, cercati un libro illustrato, per bambini, di William Grill, che si intitola L'incredibile viaggio di Shackleton. L’impresa di questo uomo incrollabile del secolo scorso è del tutto fuori dal comune, e magari te lo racconterò nei prossimi giorni. Per adesso, ti basti questo: lasciò l'Inghilterra tre giorni prima che dichiarasse guerra alla Germania. La sua nave, l'Endurance raggiunse il mare di Weddel, in Antartide, il 10 Gennaio 1915. Quattro giorni dopo rimase incastrata nel ghiaccio, da cui non si sarebbe mai più liberata. Shackleton fece scendere tutti i suoi uomini e montò sul ghiaccio un accampamento che chiamò Patience Camp. Una volta lì, fece la differenza. La sua impresa non fu attraversare un continente ghiacciato a caccia di un altro primato per la Società Geografica. Fu ancora più titanica: far tornare a casa, sani e salvi, tutti gli uomini che erano partiti con lui. Anche se era praticamente impossibile.

 
 
 

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